domenica 12 febbraio 2012

Inchiostro

© Half--the--Fun

Scrivo con una penna ad inchiostro.
Le parole scivolano sulla superficie del foglio,
escono dalla mente e dal cuore come da una sorgente infinita
si trasformano in forme dalle curve morbide come anse
ed in righe dritte e feroci come dighe e alberi caduti.
L'acqua scorre densa di vita, di pensieri, di parole e di sentimenti,
ora placida e gentilmente affettuosa, amante,
ora impetuosa e dirompente, assassina.

Questo fiume è solo mio, è la mia solitudine, è il mio monologo.
Nessuno commenta, nessuno consiglia e conforta.
Solo io e me stessa, la mia acqua dolce che diventa mare di golfo e poi oceano.
Da anni avevo perso la via per questo corso d'acqua.
Ma ora che l'ho ritrovato, temo di riperderlo o di perdermi in esso.
Il tempo a specchiarmi da questa canoa leggera pare infinito.

Mi osservo, io e la mia gemella parliamo senza voce.
E' strano confrontarmi con me stessa,
sembra di essere in un altro mondo, un pianeta a parte:
regna il silenzio, solo l'acqua parla con un infrangersi di mille echi
Se provo ad emettere parole, esce solo musica con forte riverbero
E la mia gemella mi osserva sorridendo.

Ho paura di lei, e lei lo capisce.
Ci guardiamo tristi e sospettose,
allunghiamo la mano ma fra di noi l'acqua riempie i nostri occhi
Non posso toccare con mano me stessa
Osservo il cielo riflesso sull'acqua con le sue nuvole e colori
Capiamo che siamo distanti, in realtà
Due mondi distinti e incollegabili se non da quest'acqua.
Il fango, le foglie ed i pesci rompono l'immagine riflessa a tratti
L'evidenza della lontananza è anche nel sogno.

Mi ritrovo a fissare questo lungo corso di liquide parole scritte
Gli occhi spalancati in una visione irreale
Me ne distacco, faccio altro, un the, della musica...
Questo rapporto con me stessa è faticoso, non riesco a sopportarlo a lungo.
Me ne dimentico, appoggio la tazza sul foglio, una canoa allagata sul fiume.
Appena bevo ancora il the, vedo la chiazza tonda sulle mie parole...
Si è formato un sole infuocato sul mio fiume, un cerchio di foglie su una foresta di parole.
Mi ipnotizzo ancora a guardare questo fiume e me stessa riflessa,
il mio monologo mi guarda, la mia solitudine è la mia stessa compagnia.
Nulla mi distrae, mi concentro e penso.
Non riesco più a scrivere, la mia gemella mi fissa e ci capiamo
Vorremmo non essere così lontane, così sole, così incapaci di comunicare direttamente
Ci prendiamo per mano nell'acqua, lungo le morbide onde della canoa
La scia del mio percorso e lei che mi segue
Siamo sempre soli in questo mondo, in noi stessi...
La mano liquida mi stringe in risposta alla mia
I nostri sguardi diventano liquidi e beviamo l'uno quello dell'altra
Goccia dopo goccia
Ben presto arriva un acquazzone che cancella poco alla volta la me d'acqua
Addio, a presto, addio mia unica comprensione

Mi sveglio da quel sogno, scoprendo di essermi addormentata sulle mie parole
La piccola radura di foglie coperta da un sole di fuoco
Ora aveva anche un lago, una nuvola, un ghiacciaio, una montagna
Le mie lacrime avevano dato forma alle mie parole
La mia me riflessa era là a guardarmi.


L'abbraccio



12 febbraio 2012

Quando le ombre della giornata
tagliano il mio fragile umano cuore,
prendo coraggio solo 
nel tuo abbraccio.
Non puoi avvicinarti?
Il tuo sorriso e il tuo sguardo 
sono l'abbraccio.
Non puoi raggiungermi?
Le tue parole 
sono l'abbraccio.
Non sai cosa dire?
I tuoi gesti 
sono l'abbraccio.
Devi fare altro?
Le parole che usi per dirmi che mi vuoi bene 
sono l'abbraccio.
Non mi vuoi bene?
I pensieri di te 
sono l'abbraccio.
Perché tu sei in me.
Perché io sono te.

domenica 29 gennaio 2012

Ritratti della "senzatettitudine"

"Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior." 
(Via del Campo - F. De Andrè)
©Lydia Bailey in Portraits of Homelessness

Mi hanno sempre colpito i senzatetto. E ora più che mai.
In questa Italia malata, pregna di raccomandazioni anti-meritocratiche.
In questo Nordest, invischiato nel perbenismo borghese.
Posso avere le mani sporche da laureata?
Posso essere senza casa, dopo un master?
I miei capelli spettinati, le mie scarpe usate, i miei vestiti sempre uguali, mi rendono ancora essere umano?
Dietro i giorni di sporco, dietro la malattia, dietro il dolore, c'è ancora un essere umano. Che uomo è?
Gli parlereste mai? Gli chiedereste come sta? E magari non lo fate perché avete paura che lui abbia bisogno di qualcosa che voi potete dargli senza problemi?
Mi sono sempre chiesta perché un senza tetto da così tanto fastidio a un borghese (chi ha un lavoro e vive per esso). Ora forse l'ho capito.
La differenza sta nel fatto che il borghese segue la filosofia del "guarda, passa e più non dimandare".
Ma non potrà mai ignorare l'inferno, e se lo porterà dentro.
Il senzatetto invece è un re nel suo regno: di chi lo ignora, si dimentica immediatamente e non se ne ricorderà mai. Anche perché non è paradiso, ciò che lo ha ignorato.

mercoledì 30 novembre 2011

Cerco la mia casa


Cerco la mia casa, un posto dove star tranquilla, la mia cuccia per accoccolarmi coi miei cuccioli tra le coperte, leggendo un bel libro, ascoltando un po' di musica, per disegnare, cantare sussurrando, suonare, ballare lentamente. 
Non ho bisogno di grandi lussi, mi basta la tranquillità di sapere che è la casa cui ritorno. 
Fuori c'è almeno un albero: vorrei riuscire a vedere il nido nascosto tra i rami, con le sue promesse protette tra le foglie. 
Vicino c'è il mare, vorrei passeggiare sulla spiaggia nel freddo dell'inverno, vedere il mare grosso, copiarne i movimenti dolcemente, copiarne i colori, copiarne la musica. 
In lontananza vedo le montagne: vorrei copiarne la meditazione e la sicura fiducia.
Sto guarendo.

domenica 7 febbraio 2010

Bambini 7/2/2010

© Igor Zenin
I bambini sono come giovani piante di alberi.
Sono forti, freschi e verdi, tutta l'acqua che piove dal cielo la bevono, amano essere accarezzati dal vento.
Mangiano tutto ciò che trovano alla loro portata.
Crescono nel vento.
Ma se non ricevono troppe bufere, riescono a diventare grandi, i rami forti possono sostenere sempre più rami.
I grandi pini non perdono mai le foglie, ospitano nidi e uccelli di passaggio, buchi per scoiattoli e gufi e picchi. Sui loro rami ci si ripara dal sole e dalla pioggia, nel profumo ombroso della resina.
Sempre più in alto possono arrivare anche le formiche, le gazze nascondono i loro tesori, i corvi si mettono ad osservare di nascosto. In alto i rapaci vivono senza paura dei fulmini.
Un albero può diventare dalla semplice casetta di campagna fino ad un grattacielo. 
Abbiamo copiato anche noi. Abbiamo bisogno di alberi.

domenica 30 novembre 2008

A Venezia in un condominio

 













A Venezia in un condominio
c'è un piccolo appartamento.
Nella notte di vento e pioggia
c'è qualcuno che non dorme
Nella cucina con la luce accesa
c'è un pentolino d'acqua che bolle
Nella camera sul letto
ci sono nuvole che si addensano
Nella testa che resta sveglia
ci sono pensieri che attendono la pioggia
Nel quaderno dei ruscelli d'inchiostro
ci sono frasi che si specchiano
Nei capelli di una treccia
c'è un labirinto senza uscita
Nei vestiti messi storti
ci sono gambe che si accavallano
Negli occhi che leggono
c'è una penna che scrive
Nella doccia calda e profumata
ci sono lacrime che diluiscono il sapone
Nella mano tra le dita
ci sono orecchie che ascoltano il vento e la pioggia
Sul cuscino di una sedia
c'è un gatto che dorme sonni innocenti
Tra le lacrime delle ciglia
ci sono dolori ingenui che escono
Nella fame delle 2 di notte
ci sono i singhiozzi dell'abbandono

sabato 29 novembre 2008

29 novembre 2008

Brucia un fuoco
In una grotta
In una sera di pioggia
In una sera di vento

Bruciano le foglie
Spinte dal vento
Spinte nel fuoco

Brucia l’acqua
Scesa dalle foglie
Scesa dal cielo
Scesa dalle rocce

Bruciano gli occhi
A causa del fumo
A causa del vento
A causa della pioggia