Rimango con il naso in su a guardare le nuvole, il cielo
E i gabbiani che volano bassi e urlano uno all’altro
Specchiandosi sul canale, tra le barche ferme ai lati
Senza direzione, senza intenzione.
Sono un gabbiano anch’io:
Volo a rotta di collo sull’acqua
Solo per il piacere di vedermi specchiata
E urlo di gioia, impazzita assieme agli altri
Quando stiamo per scontrarci,
Per la nostra comune pazzia narcisista,
Per il piacere di sentire sul becco e tra le piume
Delle ali, della pancia e del dorso
L’acqua ariosa che ci entra dentro,
Senza neppure toccarci,
Senza neppure farci toccare.
Come fa la tua presenza a continuare da tanto lontano?
Sei le nuvole blu nel tramonto rosa
Che voglio vedere ancora mentre volo
Su questo mercurio denso e lucido,
Così denso d’insidie,
Così lucido d’attrazione.
Mi piace volare sul pelo dell’acqua,
Sentire come la tua presenza
Mi sfiora gentilmente con le morbide onde
Della scia di una placida barca
Che col borbottare stanco del suo motore
Lascia un’altra doppia scia di fumo al cherosene
E lo scontro gentile di queste anse sulla fondamenta
Fa saltare fuori poche gocce della tua presenza.
Come fa la tua assenza a percepirsi così bene?
L’aria tersa di questa giornata di volo
Mi fa vedere le montagne lontane
Con le cime piene di neve
Ferma il mio volo di autocompiacimento
Sulla cima di un palo nell’acqua
Mi aiuta ad ascoltarmi,
Mi fa venire voglia di ascoltarmi,
Mi fa godere dell’ascoltarmi,
Per capire quello che sento
Così dentro le mie stesse viscere
Che ora non smettono più di chiamarti,
Di voler percepire la bellezza in ogni cosa.
La neve a migliaia di kilometri
Riflette lo stesso sole che scalda tutto il pianeta
E ribadisce la nostra vicinanza indimenticabile.
Il freddo di quest’aria pungente
Entra come una lama nelle mie narici:
Sto respirando le montagne lontane, la tua presenza,
la tua lontananza, la tua testa.
Respiro la tua stessa aria che vuoi mantenere lontana.
Ma le mie ali mi permettono solo di accettarlo
Come si accetta un fatto irreversibile, o la morte o la vita
Così come si presenta davanti ai nostri occhi
Davanti alla nostra stessa vita.
Come fa la tua voce a risuonare muta in ogni luogo?
Eppure scuote le foglie degli alberi,
spaventa i passerotti e i gatti,
richiama l’attenzione di ogni persona
strappa un sorriso nel sovrappensiero
attira i delfini e fa soffrire i cani,
risveglia dal torpore della noia e della tristezza,
dall’eccesso di concentrazione, dalla rabbia.
Le tue poche parole lontane nello spazio e nel tempo,
Le tue parole mai pronunciate
Staccano valanghe dall’altra parte del mondo,
Rompono bicchieri di cristallo a bordo del Titanic,
Sono il terremoto nel Giappone del ’23,
Il crollo della diga del Vajont,
Sono il coraggio di difendersi, di urlare la propria ragione
Dopo anni di umiliazioni ingiuste,
Sono la porta che non era mai stata aperta
E che ora non si può più chiudere,
della stanza che mai avrei creduto di possedere.
Le tue parole rompono gli specchi
Ed i mille pezzi infranti s’incastrano nella pelle
Tagliano le dita, le mani, le braccia, la gola, le vene.
Ma tra il mare di mercurio rosso e ferroso
Che lascia il mio corpo
Vedo me stessa riflessa in ogni singolo frammento
E bacio il taglio che mi ha ridato la vita.

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